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MANIFEST(NO)

by Madam

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Dino Buzzati
era un pittore

«Il mio cruccio è la pittura. Perché io mi sento dotato, soprattutto dal punto di vista disegnativo, se mi mettessi a lavorare un po’. A volte temo addirittura di aver sbagliato strada, che avrei dovuto fare il pittore. E invece nessuno mi crede».

Dino Buzzati è noto per la sua attività di giornalista al Corriere della Sera, di poeta e di scrittore sebbene egli stesso considerasse la pittura come la sua reale vocazione: «Ecco. Come capita a molti, nel mio cosiddetto hobby cioè la letteratura, ho probabilmente messo molta più passione e applicazione che nel mio mestiere, che è la pittura. Dàgli e dàgli, ho finito per snaturarmi, per acquistare cioè più confidenza, non diciamo abilità, nello scrivere che nel dipingere. Lo scrivere, questa straordinaria evasione, mi ha appassionato a tal punto che per molti anni gli ho dedicato tutte le mie energie e i miei sogni. E ho trascurato il mio mestiere».

Grazie alla sua attitudine verso l’immagine figurativa Buzzati è riuscito a popolare i suoi scritti, in particolare modo i romanzi e i lavori teatrali, con visioni oniriche e inquietanti allegorie. Artista poliedrico, anche come pittore ha saputo creare un suo linguaggio personale, mixando al surrealismo di Magritte e Delvaux, suoi punti di riferimento, tracce di suggestioni pop e neoespressioniste. Appassionato fin da bambino di pittura, l’opportunità per riprendere i pennelli in mano arrivò con un concorso bandito dal direttore della galleria Apollinaire di Milano, Guido Le Noci, che mise alla prova scrittori come Eugenio Montale, Orio Vergani e lo stesso Buzzati, nel cimentarsi con la pittura. Il tema del concorso era la piazza del Duomo di Milano, ed è in quella occasione che nacque la sua opera pittorica più iconica: Piazza del Duomo di Milano del 1952. Qui Buzzati ha reinterpretato la cattedrale gotica come una architettura calcarea, omaggio ai paesaggi dolomitici a lui cari, immersa nella natura con il roccioso paesaggio circostante che imita la celebre piazza. La grandezza del lavoro di Buzzanti risiedeva nella sua spontanea capacità di fondere le arti visive con la scrittura, fino al punto tale che queste due si completassero. Tra gli esempi maggiori di questa sua attitudine troviamo una raccolta di dipinti accompagnati da brevi didascalie che raffigurano degli immaginari ex voto dedicati a Santa Rita, dal titolo I miracoli di Val Morel del 1971 ma anche Poema a fumetti del 1969, rilettura in chiave moderna del mito di Orfeo e Euridice, 208 tavole illustrate che potrebbero essere definite come il primo pionieristico caso di graphic novel. Ampiamente apprezzate nell’ambito artistico, le sue opere vennero esposte a Milano alla Galleria dei Re Magi nel 1958 e alla Galleria Gian Ferrari nel 1966, alla galleria La Prochade di Parigi nel 1967 ed infine al Palazzo Reale di Milano nel 1991, con una grande retrospettiva post mortem a lui dedicata. Che fossero di parole o d’immagini, per tutta la sua carriera l’urgenza di Dino Buzzati fu quella di dare forma alle storie che intendeva raccontare. 

Credits:
1. D. Buzzati, Piazza del Duomo di Milano, 1952
2. D. Buzzati, I miracoli di Val Morel, 1971
3. D. Buzzati, I miracoli di Val Morel, 1971
4. D. Buzzati, Poema a fumetti, 1969
5 .D. Buzzati, I miracoli di Val Morel, 1971