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by Madam

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L’imagier Eugène Atget

Per qualche tempo aveva avuto l’ambizione di mettere insieme una collezione di tutto quello che di artistico e pittoresco c’era a Parigi e nei suoi dintorni. Così scriveva l’attore e regista André Calmettes in una lettera non datata, a proposito del suo amico Jean-Eugène-Auguste Atget – al secolo Eugène Atget – e commissionata da Berenice Abbot, nella quale ripercorreva la vita del fotografo francese dopo la sua morte avvenuta nel 1927. Calmettes definiva il suo amico un imagier, ovvero un creatore di immagini, ma anche photographe d’art, come lui stesso amava definirsi, tanto da scriverlo sull’insegna della sua stanza – nonché sua camera oscura – al quinto piano del numero 31 di rue Campagne Première a Parigi. Come molti artisti e fotografi prima e dopo di lui, non ebbe la possibilità di raccogliere in vita il riconoscimento che il suo lavoro meritava. Negli anni a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, il periodo in cui Atget registrava ossessivamente Parigi assorta nel silenzio del vuoto e della contemplazione, era la fotografia pittorica che veniva esposta nei Salon ufficiali. Il primordiale surrealismo di Atget e il suo interesse agli anonimi dettagli degli edifici storici, alle statue del parco di Versailles, le vetrine dei negozi con i manichini e i venditori di ombrelli non rientravano nei parametri del pittorialismo che, imitando la pittura, cercava allo stesso tempo di riconoscere alla fotografia lo status di pratica artistica autonoma. 

L’apprezzamento postumo dell’opera di Atget avvenne solo alla fine degli anni Venti del Novecento, quando la fotografia straight, contraddistinta da uno stilediretto e puro, risvegliò l’attenzione per i fotografi della generazione precedente, la cui opera era stata messa in ombra dai fotografi pittoricisti. Furono i surrealisti, e in particolare Man Ray, a riscoprire il lavoro di Atget, riconoscendo nei suoi scatti delle atmosfere surrealiste ante litteram. Fu così che nel 1926, un anno prima della sua morte, la rivista La Révolution surréaliste pubblicò alcune sue immagini. Il valore dell’opera di Atget, uno sguardo universale che tutt’oggi trascende il tempo, è stato riconosciuto non nella semplice testimonianza delle sue immagini ma piuttosto nell’espressione lirica di cui queste sono un risultato formale, influenzando per diversi decenni i lavori di altrettanti maestri della fotografia, uno su tutti l’americano Lee Friedlander. 

Photo Credits Eugène Atget:

E. Atget, Notre-Dame, 1922E. Atget, Versailles, Coin de Parc, 1901E. Atget, Panthéon, 1924E. Atget, Versailles, Chaste Venus, 1985. Cleveland Museum of ArtE. Atget, Dammarie-les-Lys, ruines, 1910E. Atget, Mullein in Bloom, 1897- 1989 circa. Cleveland Museum of ArtE. Atget, The steps at Saint-Cloud, 1906E. Atget, Storefront, avenue des Gobelins, 1925

Credits:

  1. E. Atget, Notre-Dame, 1922
  2. E. Atget, Versailles, Coin de Parc, 1901
  3. E. Atget, Panthéon, 1924
  4. E. Atget, Versailles, Chaste Venus, 1985. Cleveland Museum of Art
  5. E. Atget, Dammarie-les-Lys, ruines, 1910
  6. E. Atget, Mullein in Bloom, 1897- 1989 circa. Cleveland Museum of Art
  7. E. Atget, The steps at Saint-Cloud, 1906
  8. E. Atget, Storefront, avenue des Gobelins, 1925