INTERVIEW

«La mia passione per la fotografia è iniziata un po’ per caso. Tornando indietro, al 2008 circa, ricordo che mentre studiavo in Accademia di Belle Arti non presi in considerazione il corso di fotografia perché era facoltativo e non pensavo mi potesse interessare particolarmente. In seguito, quando iniziai a cercare il mio primo lavoro, dopo diversi tentativi, casualmente venni assunto in un negozio di fotografia vicino a casa a Reggio Emilia». L’incontro con la fotografia per Federico Sorrentino, come lui stesso ci ha confidato nella sua intervista, è arrivato grazie alle inaspettate strade che spesso la vita intraprende nonostante le nostre scelte. «Non avevo idea di cosa fosse una macchina fotografica ma, dovendo venderle quotidianamente, iniziai ad interessarmi a quello che ogni giorno avevo per le mani. E fu così che pian piano crebbe la mia passione per questo strumento, lasciandomi rapire dal fascino del mondo della fotografia. Con il tempo l’urgenza di scattare immagini divenne sempre più fagocitante: avevo trovato nella fotografia la possibilità di tradurre le mie idee nel modo più veloce e immediato possibile rispetto ai bozzetti e le scenografie che a fatica riuscivo a disegnare su un foglio. Nel frattempo divoravo pigne di libri di storia della fotografia e studiavo i grandi maestri. Fu così che, dopo meno di tre anni di esperienza in negozio, mi sentii pronto di intraprendere la professione di fotografo professionista mettendomi in proprio. Iniziai come assistente di studio per imparare cosa volesse dire gestire un set, montare le luci, muoverle per ottenere un determinato effetto o dare importanza al soggetto. Ho iniziato in uno studio in provincia di Modena, in cui venivano scattati servizi fotografici di moda per diversi brand della zona.Ho trascorso così qualche anno, lavorando a contatto con fotografi che arrivavano da fuori regione. Ma la mia curiosità per la fotografia di moda era sempre più forte e insaziabile, così decisi di trasferirmi a Milano per affinare le mie conoscenze tecniche.Anche lì inizia come assistente di studio e, dopo aver accumulato una buona esperienza tecnica, lasciai il ruolo di assistente per dedicami alla mia crescita personale e professionale, sperimentando e cercando una mia visione e direzione come fotografo di moda».
Parallelamente alla sua attività di studio, Federico ha coltivato una sua ricerca personale che si è sempre più definita nell’immaginario della storia americana, contraddistinguendone oggi il suo stile personale e dal quale trae maggiormente ispirazione. «Mi piace molto viaggiare. Altre influenze vengono dalla storia americana: mi affascinano molto le storie del vecchio west e degli indiani, il periodo della Grande Depressione, periodo nel quale venne sponsorizzato da parte della FSA (Farm Security Administration) un importante progetto fotografico, una pietra miliare del reportage fotografico, di cui ne fecero parte grandi maestri come Walker Evans, Dorothea Lange, Russell Lee, Gordon Parks, solo per citarne alcuni. Il loro contributo fu fondamentale per consegnarci oggi un ritratto realistico di quel periodo storico». Federico prosegue citando altri importanti riferimenti nella sua ricerca, come il progetto «The Americans di Robert Frank, che lo considero come una sorta di Bibbia per la fotografia documentaristica ma anche l’antologia di Ansel Adams, che scattava in banco ottico e Polaroid, maestro e pioniere della fotografia paesaggistica». Ma non solo. Tra le sue ispirazione troviamo anche i fotografi degli anni Settanta e Ottanta che hanno raccontato attraverso la fotografia a colori l’American Dream. «Mi ispiro molto a William Eggleston, Stephen Shore, Lee Friedlander, Fred Herzog e Joel Meyerowitz. Tuttavia, oltre alla fotografia, anche i film, le serie tv, le letture di libri e i magazine contribuiscono a creare il mio immaginario personale che rielaboro nelle idee per gli shooting fotografici. A volte mi faccio influenzare anche dalle situazioni che mi circondano, le persone che incontro e con cui parlo, il modo in cui si vestono o si muovono».
Scavando più a fondo nella sua pratica e nel suo pensiero, gli chiediamo quale sia per lui il valore di un’immagine. «Per me un’immagine è un momento che deve provocare un’emozione, non per forza positiva, ma deve lasciare un segno e soprattutto deve trascendere il tempo». Nel suo lavoro, ad esempio, ci confida che «la cosa che più mi piace mostrare nelle foto è la naturalezza e la spontaneità del soggetto. Prediligo movimenti reali, autentici e con una buona dose di positività e spensieratezza. Non mi piace costruire né forzare le situazioni. Quando penso a un progetto solitamente parto dalla location e dall’atmosfera che mi trasmette. Mi lascio ispirare dalle esperienze che vivo mentre viaggio o dai posti vicino casa, magari da una luce o da una prospettiva. Solitamente prediligo spazi ampi all’aperto in natura, come ad esempio la montagna. In alcune occasioni ho scattato nel deserto oppure al mare, luoghi dove il soggetto possa sentirsi completamente libero. Cerco sempre di cogliere e trasmettere l’emozione che solitamente che provo vedendo determinati luoghi». Oggi, Federico Sorrentino è riuscito a conciliare tale visione creativa con le necessità comunicative dei grandi brand con cui spesso collabora, svelandoci il suo personale metodo. «Solitamente cerco sempre di capire l’esigenza di chi mi commissiona il lavoro e quale sia la sua idea iniziale per poi supportarlo nel processo creativo. Spesso chi mi commissiona il lavoro, conosce già la mia estetica e questo credo sia molto importante per una collaborazione, perché essere sulla stessa linea in termini di immagine finale è fondamentale. Nello scambio di idee con il cliente cerco sempre di sostenere quei punti che per me sono importanti in una fotografia, ovvero l’emozione, la spontaneità e l’attenzione per la luce. Grazie a questi tre elementi anche nel lavoro commerciale riesco ad infondere la mia visione personale».
In chiusura della nostra chiacchierata, gli chiediamo un suo parere sul mondo della creatività contemporanea e in cosa trova maggiore stimolo espressivo. «La cosa che apprezzo di più quando vedo una mostra o un nuovo progetto editoriale, è la visione personale di chi ha scattato la foto o chi ha creato il contenuto; credo che questo sia un punto molto importante su cui investire oggi. Mi viene in mente il progetto di Holiday Magazine, dove vengono pubblicati diversi progetti personali di fotografi che conferiscono al magazine una visone sul mondo molto emotiva e unica ma anche The Passengers, progetto della casa editrice Iperborea, che propone un’idea di viaggio filtrato attraverso le esperienze e le passioni di chi scrive andando oltre la solita guida. Ecco credo che dare spazio e credere nelle visioni personali sia un aspetto importante su cui puntare oggi per avere qualcosa di davvero autentico».