INTERVIEW

«Sono nato in una piccola città del sud Italia, ad Avellino. Una città dove non succede molto o almeno negli anni in cui ci ho vissuto le cose le dovevi far succedere un po te». Inizia così la sua intervista Alessandro OIiva, fotografo di base a Milano che negli ultimi anni si è fatto notare per il suo lavoro collaborando con i più grandi brand della moda e le riviste più autorevoli. «Da ragazzo ho frequentato il liceo d’arte, indirizzo beni culturali. La fotografia è arrivata molto dopo, seppur ogni tanto aiutassi mio padre nel suo studio come assistente e per i suoi lavori. All’epoca credevo ancora che dopo mi sarei iscritto alla facoltà di Architettura. Finito il liceo invece, sentivo di voler conoscere altro e mi iscrissi all’Accademia di Belle Arti di Urbino. In quegli anni sviluppai un forte interesse per la fotografia e mi sembrava di poter finalmente mettere tutto me stesso e quello che volevo raccontare in un’immagine. Da quel momento non ho mai smesso di fotografare. Subito dopo Urbino mi sono trasferito a Milano e ho iniziato a frequentare l’Accademia di Brera e ho iniziato a lavorare come assistente per diversi fotografi, fino a cominciare il mio lavoro da freelance nel 2017». 

L’arte ha fatto parte della vita di Alessandro Oliva sin da giovane, costituendo il suo background culturale che oggi va a comporre il suo sguardo fotografico.

«Ho iniziato fotografando quello che mi circondava nella vita di tutti i giorni. Mi piaceva raccontare storie di persone reali e di come sono collegate tra loro. Tra i miei riferimenti al primo posto c’è sicuramente fotografi come Saul Leiter e William Egglestone per il loro approccio al colore, i ritratti di Alec Soth, i paesaggi di Joel Meyerowitz, alcuni di questi tra i più importanti per me. Cerco di mettere me stesso nella maggior parte delle cose che faccio, ma poi ci sono certi momenti in cui è inevitabile trovarlo altrove». 

Come per molti fotografi contemporanei, anche per Oliva osservare le persone per strada e i loro comportamenti può essere una grande fonte di ispirazione. «I singoli individui e la comunità, sono un aspetto molto importante del mio lavoro. Sperando di riuscire a trasmettere un senso di positività ed energia. Ho sempre osservato molto il comportamento della gente, come si veste e spesso scattavo loro dei ritratti. Mi piacevano molto proprio per la loro semplicità. Cerco di fare la stessa cosa con la moda, raccontare storie vere senza nessuna sovrastruttura, non tendo a mettere molto in posa ma sicuramente muovo le persone, in uno studio cosi come in strada». 

Le persone, come ci confessa, sono la sua prima fonte d’ispirazione che è riuscito a trasformare nei soggetti principali, diventando il tratto distintivo del suo lavoro.

«Ogni volta che scatto una foto, il mio obiettivo è quello di riuscire a far vivere quell’immagine anche al di fuori di quel contesto. Che sia un ritratto a mia madre o una foto di moda non faccio mai distinzione, perché è tutto molto personale e non mi piace intendere una foto diversa da una altra. Generalmente mi viene in mente qualche idea, esco e inizio a inseguirla, cerco di pianificare il più possibile in anticipo, ma spesso mi trovo a dover rivedere i piani. Ritrarre le persone è per me è un potere enorme nelle relazioni e mi piace quel momento breve e intenso perché le stesse fotografie hanno questa qualità frammentaria. Ciò che trovo avvincente è l’elemento di mistero ogni volta».