INTERVIEW

«Molte persone della mia famiglia hanno lavorato nel campo delle arti visive. In particolare, mio nonno paterno era americano ed ha avuto una bellissima carriera a New York come gallerista mentre suo fratello è stato direttore del dipartimento di pittura del MoMa negli anni Ottanta». L’artista visiva Clara Rubin esordisce nell’intervista raccontandoci del forte legame della sua famiglia con il mondo dell’arte e come questo abbia influito su di lei e la sua carriera. «Ho passato molto tempo con mio nonno che mi ha sempre spronato a studiare in Inghilterra e la cultura anglosassone. Fin da piccola sono sempre stata molto incline verso le arti visive e, in particolar modo, ho da sempre coltivato una forte attrazione per le immagini. Da adolescente, infatti, uno dei miei passatempi preferiti era sfogliare magazine di moda, libri d’arte e copiare immagini che trovavo. Durante l’università ho iniziato a fare ricerca collezionando immagini di opere di artisti, designers e fotografi che poi archiviavo sul computer, abitudine che ho mantenuto anche dopo la laurea. Il mio obiettivo era quello di creare un portfolio, sognando una carriera come gli artisti che ammiravo. A diciannove anni, con il supporto della mia famiglia, sono andata a vivere in Inghilterra per studiare arti visive al Camberwell College di Londra, dando inizio alla mia carriera in ambito artistico».

Durante gli studi a Londra, Clara inizia a sperimentare scoprendo una predilezione per la pittura a tempera su carta ma ci confida che «da un po’ di tempo sto cercando di adattare gli studi e le tecniche apprese negli ultimi anni nella pittura ad olio». Per la sua natura sperimentatrice, ci racconta che “artista visiva”  è la definizione in cui più si riconosce «perché nel tempo vorrei esplorare più mezzi artistici e penso sia un modo completo di definire un creativo. Ovviamente mi ritrovo anche nel termine pittrice, considerando che la pittura rimane l’unica pratica veramente costante nella mia vita, nonostante nel futuro ho intenzione di approfondire altri ambiti». Se la passione la spinge verso la pittura, campo di sperimentazione per la sua ricerca personale, l’illustrazione è la tecnica con cui si misura con l’ambito lavorativo «questo mi consente di avere più sicurezza economica facendo allo stesso tempo pratica, sebbene il mio vero interesse è e rimarrà sempre la mia ricerca artistica personale».

Entrando nello specifico delle figure che più l’hanno influenzata nella creazione di un suo linguaggio espressivo, Clara ci svela che osserva regolarmente «il lavoro di artisti contemporanei, in particolare pittori. Seguo il lavoro di molte gallerie in tutto il mondo. Mi appassiona la scena artistica contemporanea e studio i nomi di coloro con cui penso di avere qualcosa in comune, lasciandomi ispirare dal confronto dei portfolio di artisti di vario genere. I miei punti di riferimento, i miei preferiti, rimangono Aisha Christison, Dike Blair, Paul Metrinko ed Elinor Stanley ma in generale mi sento molto stimolata dalla situazione generale dell’arte contemporanea attuale. Per me la pittura è un mezzo di comunicazione viscerale, radicato nella nostra cultura, che non è ancora esaurito e che non potrà mai scomparire – anche se spesso mi capita di discuterne con amici che lavorano nell’arte contemporanea e non la pensano al mio stesso modo. A mio parere, soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra, la pittura è molto valorizzata da gallerie di alto profilo, sia emergenti che più istituzionali. Tra le mie preferite ci sono: James Fuentes, KarmaKarma, Fortnight Institute. Tra i critici d’arte, che si dedicano alla pittura contemporanea e che seguo con ammirazione ci sono in particolare Roberta Smith e Jerry Saltz. Di quest’ultimo ho amato la sua pubblicazione How to be an artist e le sue interviste in cui sottolinea il fatto che l’arte non è un lavoro o un’attività per “pochi geni”, ma che chiunque ami il lavoro artistico, attraverso l’impegno il lavoro e la ricerca perseverante, può essere diventare un artista con buoni risultati. Consiglio vivamente la sua lettura»

Nella nostra chiacchierata Clara ci rivela anche come i nuovi canali digitali, come il formato podcast e Instagram, aiutino gli artisti emergenti non solo a fare ricerca ma anche a far conoscere il proprio lavoro.  «Seguo regolarmente da più di un anno un podcast di arte contemporanea. Si chiama Talk Art, ed è diretto da Robert Diament e Russell Tovey. Questi sono due personalità affermate nell’ambito dell’arte contemporanea inglese e nel podcast intervistano artisti e galleristi, emergenti e non, da tutto il mondo».

Addentrandoci ancora di più nel merito dell’arte contemporanea, Clara entra nello specifico della sua pratica, svelandoci il suo pensiero riguardo al ruolo delle immagini. «Per me un’immagine ha tante funzioni, in particolare ritengo che sia un mezzo che stimola la fantasia e amplifica la nostra cultura e conoscenza. Al momento vedo i miei progetti come un punto di partenza in costante evoluzione. Sono degli studi dal vero, delle osservazioni intuitive, a tratti un po’ naive, situazioni e luoghi che conosco bene o dove sono stata. Questi studi sono delle interpretazioni figurative ma, sebbene lo possano sembrare, non sono così aderenti alla realtà perché influenzate dalle mie emozioni e dalla mia immaginazione».

Proseguendo ci svela di più riguardo al presente del suo lavoro: «il punto fermo in questo periodo è la pittura dal vero di soggetti che attirano la mia attenzione. Ciò che mi colpisce sono spesso i colori forti, la trama, la consistenza degli oggetti o i fenomeni naturali come luce riflessa e le trasparenze che lasciano intuire qualcosa di misterioso. Sono contenta della semplicità che per certi versi caratterizza i miei attuali lavori, ma sento anche il bisogno di esplorare temi più complessi e magari elaborare qualcosa di più concettuale». Se i suoi progetti personali sono il risultato di una ricerca e urgenza espressiva, non di meno nei lavori che le vengono commissionati da prestigiose testate – tra le altre Rivista Studio, Marie Claire France e The New Yorker – e da grandi aziende – come Rimowa, Velux, Glasfurd & Walker e Bompiani – Clara riesce a veicolare in maniera coerente lo stile e l’estetica che la contraddistinguono. «La maggior parte dei progetti vengono commissionati da aziende o art directors che cercano nello specifico il lavoro che hanno visto nel mio portfolio. Quindi molto spesso mi viene chiesto di ricreare le immagini dei miei lavori, seguendo la mia immaginazione e natura. Alcuni sono più severi e rigidi rispetto ad altri. Per esempio hanno dei paletti più limitanti da seguire, oppure hanno l’esigenza di rifare o rivedere più volte il lavoro finche non è come il cliente vuole e questo ovviamente si concilia poco con la mia “parte artistica”. Nonostante ciò, come tutti i lavori creativi, anche l’illustrazione è affascinante e divertente ma non è facile come potrebbe sembrare, c’è dietro molta pratica, dedizione, tempo e perseveranza. Anche in questi casi utilizzo lo stesso metodo come per i miei lavori personali, cioè dipingendo dal vero. Quando non c’è tempo a sufficienza, faccio molte foto come punto di riferimento e ispirazione che possano essere applicate al progetto. Ma anche molto approfondimento su internet, in giro per le biblioteche e librerie di settore alla ricerca di libri che possano essere d’ispirazione».

Concludiamo chiedendole i progetti per il prossimo futuro. «Sono stata selezionata a partecipare ad una residenza a Pada, in Portogallo, per tutto il mese giugno. Sfortunatamente alcune commissioni ancora da finire mi trattengono a Milano ma sicuramente una residenza artistica è una esperienza che in futuro vorrei fare. Ho in programma di partecipare anche alla open call trimestrale di ArtMaze Mag, una rivista per artisti emergenti specializzata in pittura contemporanea molto seguita e amata»